Un sogno Americano

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Pubblicato la prima volta il 16 Luglio 2019 @ 09:46

Estate 1935: ultima estate di quiete. In ottobre l’Italia entrerà in guerra contro l’Etiopia, poi sarà un conflitto dopo l’altro: Spagna, Albania, Francia, Grecia …

Non sono in molti, tuttavia, ad avvertire gli inquietanti segnali. Anzi, stando alle cronache della calura, la bella stagione trascorre più spensierata del solito. E Rimini, con le sue delizie, rap­presenta più che mai un invito a perdersi in un clima di dolce e incosciente ebbrez­za.
Il nuovo ritmo dell’estate batte sul lungo­mare Vittorio Emanuele III, moderna passeggiata di circa un chilometro e mezzo, tra il mare e le ville, ultimata in giugno. Lì, nel tardo pomeriggio e la sera, “il movimento policromo dei bagnanti e il rombare febbrile delle mac­chine fanno pensare alla vita pulsante di una grande metropoli’.
Il girare a vuoto continuo e ripetitivo del lungomare e l’atmosfera particolarmente eccitante che vi si respira fanno notizia e attirano gente. Molte celebrità della poli­tica, del palcoscenico e dello schermo si contendono gli onori della passerella e la loro presenza aumenta il prestigio di questa seducente vetrina delle vanità.

I primi di luglio anche Jean Harlow, bionda platinée del cinema americano a Rimini per qualche giorno di riposo, non si sottrae a riti della spiaggia più affasci­nante d’Europa: la sera si fa notare nei locali da ballo “stretta al suo cavaliere come una pupattola lenci” e nel pomerig­gio, dopo fugaci apparizioni nei pressi della riva, si offre agi i sguardi vogliosi della folla del lungomare (Corriere del mare, 12 luglio 1935)
Di Jean Harlow, 24 anni, una precoce e brillante carriera cinematografica, si conosce ben poco, ma quel poco che è filtrato da oltre oceano basta e avanza per ingigantirne il mito di donna spre­giudicata, dalla sessualità aggressiva e irresistibile. Le sue avventure sentimen­tali, confuse spesso con le storie scabrose delle sue pellicole, fanno scalpore e, come di solito accade, persino moda. Molte bagnanti hanno, come lei, i capelli decolorati, le sopracciglia rasate e la bocca vermiglia.
La biondissima “star” è l’argomento del! estate. Si discute dei suoi Sposta­menti sul lungomare, delle calorose attenzioni che riceve dagli habitués di Zanarini – il caffé-gelateria più “in” della riviera – dei suoi maliziosi passi di danza che mandano in estasi i ballerini dell’Embassy e, naturalmente, della sua prorompente bellezza dall’impalcatura solida e compatta che ha conquistato il sesso forte dei vacanzieri.

Anche la stampa locale parla della Harlow, ma con discrezione. Descrive l’eleganza dell’abbigliamento, la simpatia del volto, il fascino dell'”incedere”; si sof­ferma sul “suo modo di vivere dinamico e veloce, impulsivo e dolce”. Evita, tutta­via, i particolari che invece emergono a vivacizzare il cicaleccio sotto le tende tra una spalmata e l’altra di olio solare. E su questa sublime creatura, miscuglio di sensualità e di pigrizia, di candore e di disponibilità, si concentrano le illusioni e i sogni di tanti “giovani leoni” nostrani. Ma i gusti cambiano in fretta, soprattutto quando si deve sopravvivere. In autunno molti di coloro che sotto il caldo umido dell’estate si erano dichiarati pronti a fare pazzie per la bella di Hollywood cominciano, per spirito di corpo, ad “imbarcarsi” su di un altro cliché femmi­nile, più esotico e meno sofisticato, inte­ramente confezionato dal regime fascista ed esaltato nei versi e nelle orecchiabili note di Faccetta nera.

Manlio Masini
Ariminum
N.1 Luglio/Agosto 1994

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