Rimini, la Città Santa

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Nell’anno 2000, tra le manifestazioni che saluteranno il terzo millennio, Rimini dovrà inserire la celebrazione del prodigio attribuito all’immagine di Maria SS.ma della Misericordia, in Santa Chiara, nel suo 150° anniversario.
L’evento miracolo o è curio amente legato a quello avvenuto per opera dell’immagine collocata nella chiesa di S. Girolamo, di cui si è trattato in altra occasione (Ariminum, n. 10 – Febbraio 1996).
Primo, perché entrambi avvenuti in periodi calamitosi per lo Stato Pontificio: nel 1796 a causa dell’invasione di truppe napoleoniche, nel 1850 a causa dei moti risorgimentali. A tale proposito , l’autore dell’articolo di Civiltà Cattolica – anno primo n. 1 – parlando della Madonna di Rimini, sembra riconoscere in tali avvenimenti “un tratto di amorosa provvidenza per risvegliare la fede nei popoli”. La seconda curiosità è che le due immagini erano uscite dalle mani del medesimo Soleri Brancaleoni. Questo pittore, di nobile casato (Rimini 1750-1806) aveva dipinto la seconda immagine per devozione verso la prima, miracolosa.
Anzi, proprio a causa della oppressione dei Claustri Muliebri, voluta da Napoleone nel 1797, una sorella Monaca dello stesso Soleri, alla quale egli aveva regalato una copia esattissima della tela prodigiosa, fu costretta a lasciare il Venerabile Monastero di S.M. degli Angeli per tornare nelle paterne mura, portandosi colà seco il Quadro di quella Sacra Immagine.
Il testo di Don Fedele Venturi è guida preziosa nel resoconto dei fatti. Il quadro, perché si avesse maggiore venerazione fu ceduto con Legale Scrittura al Vicario dell’Arciprete di Sant’Agnese, cui era soggetta allora la Chiesa di Santa Chiara, e qui venne posto all’Altare Maggiore, conservandone i Soleri la proprietà.
Al fine di aumentare la devozione al Ritratto della Vergine, fu approvata dall’Autorità Ecclesiastica una Pia Unione, che per volere di Don Gaspare del Bufalo (poi, San Gaspare) celebrava la festa il 15 agosto.
Successivamente, diminuendo il numero degl aggregati alla Pia Unione, anche l’immagine fu traslocata in una Cappelletta in Cornu Evangeli, dove non si celebrava neppure la Messa.
Qui era, dunque, allorchè nel pomeriggio dell’ 11 Maggio 1850, avvenne il prodigio, del quale furono primi testimoni la Contessa Anna Bagli in Baldini, assieme alla figlia adottiva Anna Achilli e alla giovane Francesca Megani.
Mentre le donne erano in preghiera davanti all’immagine della Madonna, le pupille della Vergine si incrociarono con quelle delle astanti, lasciandole attonite e dubbiose, poiché l’immagine aveva assunto lo sguardo di persona viva.
Il fenomeno si ripetè più volte e la voce corre il giorno dopo, domenica 12 maggio, per tutta la città, provocando grandissimo affluire di popolo, che assistette personalmente al miracoloso evento.
Nei giorni seguenti in affollatissima processione, il dipinto venne trasferito nella più grande Chiesa di S. Agostino, mentre il prodigio continuò a menifestarsi per molti mesi. Visite di fedeli, raccolti in processioni organizzate da parrocchie e da confraternite, si susseguirono quasi quotidianamente. Tra le visite, degna di particolare menzione fu quella fatta il 12 agosto da Sua Altezza Imperiale e Reale Leopoldo II Granduca di Toscana, che si trattenne, con una corte di dodici persone, fino al giorno successivo, recandosi più volte all’altare dell’ Immagine prodigiosa e lasciando gioielli in dono.
Rimini, nel 1850 contava circa 17000 abitanti, mentre l’intera sua diocesi di quasi 70000 abitanti era ripartita in 112 parrocchie. Tra le città romagnole era quella che maggiormente si distingueva per le forti agitazioni e di ordini che erano sfociati nella pubblicazione del famoso Manifesto del 1844. Bande di malviventi (ricordiamo quella del Passatore) minacciavano la popolazione. Calamità naturali abbattutesi nel 1848, si aggiungevano al malumore, agli odi di parte, al malcostume e all’uso così diffuso di bestemmiare, da indurre l’autorità ad emanare un decreto, che minacciava pene fino a tre anni di carcere per i recidivi che osassero farlo in pubblico.
In questo contesto, dunque, di una Rimini tesa verso altre “aspirazioni “, furono ancora più apprezzabili quelle manifestazioni di fede della popolazione.
Lo tesso Tonini, nella sua Storia della città, asserisce che Rimini si era così trasformata, da poterla chiamare la città santa.
Il Pontefice, Papa Pio IX, delegò con apposita lettera il Vescovo di Rimini Salvatore Leziroli, ad incoronare la Sacra Immagine il 15 agosto: “commettiamo … e di buon grado concediamo la facoltà di porre in ostro ome, e colla Nostra Autorità una Corona d’Oro a cotesta Immagine di Maria SS.ma che ha il Titolo di Madre di Misericordia … “. Per l’occasione fu anche coniata una medaglia, per opera di Nicolò Cerbara incisore ufficiale pontificio .
Fra tanta fede ed entusiasmo non mancarono, tuttavia, i dubbiosi, per cui fu opportuno procedere ad un’accurata e scientifica constatazione del fenomeno. Si tolse il vetro dal quadro e, a nuda tela si passò ugli occhi un filo di colore diverso: il movimento degli occhi era sempre presente. Fu istituito un regolare processo canonico. Le testimonianze di centinaia di persone
furono raccolte in un volume di 433 fogli, e tutte depongono a favore del miracolo.
L’ampliamento della chiesa , resosi subito necessario, venne incrapreso con le vistose offerte raccolte (3200 scudi, al 18 luglio).
La devozione dei fedeli si e presse anche attraverso l’emissione di svariate immagini e immaginette sacre, ispirate al dipinto del Soleri. Lo stesso Venturi (opera citata) dice: “Le Sacre Immagini venivano desiate e i Torchi della città per quanto strider si facessero di notte e di giorno, non prestavano mai abbastanza Immagini ed Orazioni per aziare chi le voleva, e chi le bramava … “

Angelo Grilli
Ariminum
N. 16 Gennaio/Febbraio 1997

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