88c25e41_oRimax capitolo 6 – 2047 Il Professor Dominici

Rallentando fin quasi a fermarsi il grosso hoovercraft permise il distacco della navetta di collegamento che dopo aver sobbalzato per alcuni istanti sulle onde, si stabilizzò e prese a filare velocemente verso la vicina costa. Il tragitto non durò che un paio di minuti prima che la navetta si affiancasse delicatamente al molo per permettere all’uomo di scendere agilmente sul cemento consumato e rovinato dalla salsedine e dal tempo.

L’uomo trasse un profondo sospiro e si guardò intorno fermando lo sguardo sul lungo pontile che si protendeva nel mare, a poche centinaia di metri da lui, fino ad un gruppo di generatori eolici rimpiccioliti dalla distanza che giravano lentamente le pale nella brezza appena accennata. Le onde tranquille, provenienti da nord, si frangevano frusciando gentilmente sugli scogli messi a protezione del molo, mentre al largo un gruppo di vele bianche sembrava rispecchiare sull’azzurro del mare poche nuvole sfilacciate e candide. La scena, che l’uomo aveva dimenticato da tempo, trasmetteva un senso di pace e di tranquillità. Si accorse solo in quel momento, dopo anni di lontananza, di quanto gli fosse mancata la sua città.

– Professore! Professor Dominici! Siamo qui, professore – gli gridò un ragazzo alto e dinoccolato, facendoglisi incontro accompagnato da una avvenente ragazza – venga, abbiamo parcheggiato l’automobile qui vicino, dia a me la sua valigia. –

– Non ce n’è bisogno, me la trascino dietro.

– Ma come, ha ancora le ruote!

– Già, tecnologia sorpassata, eh? – commentò il professor Dominici con un sorriso – ma mi ci sono affezionato.

Passarono sotto la Ruota e a fianco dei caratteristici padiglioni di legno che vendevano cibi pronti e paccottiglia da poco prezzo per i numerosi turisti che frequentavano la spiaggia, poi attraversarono Piazza Gnassi e raggiunsero il veicolo dell’Università che li avrebbe portati in centro città lungo i viali alberati.

– Benvenuto Professor Dominici – lo salutò il Rettore porgendogli la mano – sono lieto che abbia accettato la nostra offerta di dirigere la Biblioteca, prego si accomodi – e, per permettere al professore di sedersi, scostò dalla scrivania una poltroncina dove dormiva un grosso gatto che balzò a terra e poi si allontanò a coda ritta con un fare permaloso e indispettito verso coloro che interrotto inopportunamente il suo pisolino.

– Rimax, sei sempre dove non devi essere! – rimproverò il Rettore al gatto – invece di dare la caccia ai topi! Questo posto ne è pieno – disse rivolgendosi a Dominici – con tutti questi libri…. – aggiunse sconsolato.

– Perché il nome Rimax? Cosa significa?

– Lo abbiamo chiamato così perché il gatto ha l’abitudine di acciambellarsi al sole in un angolo del cortile sopra il resto di un marmo di epoca romana, probabilmente il basamento di una colonna pervenuta qui al museo assieme ad altri reperti. Sul marmo era incisa quella parola, tutti ignorano cosa significhi ma il gatto è spesso lì e così abbiamo preso l’abitudine di chiamarlo con quel nome. Una delle ragazze del corso di Arti e Mestieri si è persino presa la briga di costruirgli un collarino di cuoio con inciso quel nome. Inoltre ha ricavato nel cuoio una tasca segreta nella quale ogni settimana infila una strisciolina di carta con una poesiola o una massima. Il gatto è una sorta di messaggero, insomma, un coccolone che fa le fusa e si fa accarezzare da tutti gli studenti. In questo modo possono leggere la frase della settimana che naturalmente diventa immediatamente un tormentone. Abbiamo impiegato un’eternità a comprendere la dinamica di certi modi di dire che sembravano nascere senza alcuna spiegazione nella comunità degli studenti.

Ma veniamo a noi. Il motivo per il quale le abbiamo proposto questo incarico è perché abbiamo l’intenzione di digitalizzare l’intero corpo del nostro patrimonio ed abbiamo bisogno di una persona capace e competente. Siamo al corrente dell’opera da lei svolta nei Musei Vaticani e abbiamo deciso che lei sarebbe stata proprio la persona adatta. Un cavallo di ritorno poi – aggiunse – è nato a Rimini, non è così? –

Rimax scese lo scalone con passo felpato. I gradini delle due rampe si presentavano rabberciati da molteplici tasselli di marmo dovuti alle rotture dei secoli ed erosi e consumati in parecchi punti. Generazioni di studenti e di studiosi avevano calcato quelle superfici fino a consumare la dura pietra. Raggiunto l’ingresso fu costretto ad attendere, pazientemente, fino all’arrivo della prima persona che, spingendo il pesante cristallo della porta, gli permise di sgusciare fuori. Quasi in un’eco del discorso che si andava tenendo al piano superiore si andò a distendere pigramente al sole nel suo posto preferito leccando ripetutamente la pelliccia con la lingua rosea e ridisponendosi a sonnecchiare.

– Di diversi lustri – stava dicendo il Rettore in risposta ad una domanda di Dominici – più o meno è questo il ritardo di cui stiamo parlando. Dovremmo essere online sulla rete già da molti anni ma, vuoi per mancanza di fondi, vuoi per mancanza di mezzi, vuoi per lo scarso interesse delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate nel tempo il lavoro è stato continuamente rimandato. Si è operato qua e là per le cose che riscuotevano via via interesse, il regista Fellini ad esempio, ma mai operando in un tutto organico. E naturalmente, sul web, questo ci viene fatto notare ripetutamente, e non è certo una bella pubblicità per una delle città più cliccate della rete.

– Sono pienamente d’accordo. L’informazione deve essere libera ed accessibile. Per crescere sana una società deve dare libero accesso alla conoscenza a tutti i suoi componenti e questa conoscenza deve essere facilmente recuperabile con gli strumenti moderni che la tecnica mette a disposizione.

– Qui non è stato ancora digitalizzato nemmeno il catalogo storico a schede, quello chiamato Staderini, che è ancora nelle scaffalature originali! – sbuffò il Rettore – il nostro sito raggiunge ormai i duemila contatti giornalieri ed il nostro materiale non solo non è condivisibile ma non ancora del tutto catalogato. Abbiamo riviste balneari che venivano pubblicate in questa città ai primi del novecento di cui visibile in rete non c’è ancora nemmeno una pagina. Una situazione che non possiamo tollerare più a lungo. –

– Ho saputo che buona parte delle lamentele deriva dalle tariffe non proprio economiche che vengono richieste per la copiatura e la divulgazione dei materiali. La cultura dovrebbe essere libera e gratuita.

– In questa maniera ci rifacciamo delle spese che non possono essere messe a bilancio.-

– Il solito serpente che si mangia la coda. Se tutto fosse digitalizzato e disponibile a bassa risoluzione non ci sarebbe bisogno di personale che traffica qui e là per cercare i testi da consultare scansionandoli a richiesta. Ci sarebbe bisogno solo della manutenzione ordinaria del patrimonio storico. E poi, se a qualcuno servisse per i suoi scopi una risoluzione dell’opera maggiore, allora sì sarebbe giusto pagare!

– Sono contento che la pensi così – terminò sornione il Rettore – l’abbiamo chiamata proprio per questo!

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