Capitolo 8 – 756 La Ninfa del fiume

La ninfa del fiume si chiamava Maricula.

Dalla duna di sabbia dorata sulla quale si era seduta vedeva le acque tranquille del fiume piegare a oriente ed entrare nella baia tranquilla e riparata dai venti impetuosi provenienti da nord. Fitti canneti la nascondevano alla vista, peraltro improbabile, di coloro abituati ad usare l’aperta lingua sabbiosa per spostarsi da un villaggio all’altro. Incolti cespugli punteggiavano le lunghe dune di sabbia che digradavano dalla falesia fino a immergersi nelle onde del mare. Da molto tempo ormai trascorreva le sue giornate seduta sulla riva osservandone il monotono andirivieni. Quel giorno, mentre grattava meccanicamente il gatto dietro le orecchie, non era diverso da tutti gli altri che si erano succeduti.

Era ormai parecchio tempo che pensava al modo di porre rimedio al momento d’ira che l’aveva portata a condannare quel povero animale a vagare su quel lembo di terra, saltando a caso di epoca in epoca, per l’eternità. Malinconicamente dovette ammettere, per l’ennesima volta, che purtroppo non aveva più il potere di cambiare le cose. Annullare la maledizione non le era più possibile: i tempi stavano cambiando, anzi, erano ineluttabilmente cambiati da parecchi secoli.

I contadini che lavoravano la terra lungo gli argini del fiume, i traghettatori che spostavano le mercanzie lungo le rive e i pescatori che riparavano le barche dalla violenza delle onde nelle sue anse non lasciavano più offerte e doni con la stessa frequenza e abbondanza dei tempi andati. Lei vedeva il suo potere scemare ogni giorno di più e spesso il fiume diventava capriccioso e volubile senza che lei riuscisse di governarlo. Invadeva le rive e trascinava via le povere capanne di coloro che la veneravano. Parlando oziosamente con le sirene che abitavano le profondità marine era venuta a sapere che secondo il dio del mare ovunque il potere degli dei si stava pian piano esaurendo, calando quanto più avanzava fra la gente il nuovo credo cristiano.

Secondo lui erano proprio gli uomini che credendo determinavano il livello di potere degli Dei e quella nuova religione, del nuovo unico Dio, stava sopraffacendo quelle più antiche, di cui loro stavano diventando gli ultimi esponenti. I satiri dei boschi si erano sbellicati dalle risate per queste speculazioni, ma si sa, il loro potere rimaneva immutato visto che lo alimentavano le voglie animalesche e perverse degli uomini, e queste non si erano affatto affievolite, anzi.

“Povero gatto” pensò la ninfa “ti ho condannato in un momento di rabbia e adesso non ho più il potere sufficiente per rimediare. Però farò quel che posso per farti in cambio la promessa che quanto farai sarà, nei limiti del possibile, sempre a protezione dei deboli e al servizio del bene.”

Quanto tempo passò contemplando le onde e commiserando sé stessa ed il tempo che scivolava via inesorabile e sempre uguale? Non lo sapeva, il gatto era scomparso, la luna faceva capolino appena allora dalla coltre di nubi. La notte era calata buia e improvvisa. Sobbalzò nel sentire quella voce accanto a lei:

– Così tu vorresti che fossi io ad annullare la maledizione che hai lanciato su quel gatto – disse il dio del mare –

– Sì – sospirò la ninfa – mi sono accorta di aver agito solo per rancore e per rabbia nel disappunto del momento.

– Lo ricordo – Oceano, suo padre, una sagoma appena accennata, si mosse nel buio – ma ricordo anche ciò che facesti al topo. Fu lui il primo ad attraversare il ponte. Lui non merita il tuo rimorso?

– Ma io…. –

– Ma io, ma io… eh sì…. tu vorresti giustificarti ma vedo che hai già dimenticato, Maricula. Che ne è stato di quel piccolo topo? Io non posso accordare la giustizia che chiedi se prima la stessa giustizia non sarà accordata al topo.

– Ma il topo è morto da tanto tempo ormai, non posso riparare a quello che ho fatto! – ribattè la ninfa.

– Allora, se tu non puoi rimediare vorrà dire che a farlo sarà il gatto.

– Come, il gatto? Ma i gatti per loro natura danno la caccia ai topi, è il loro istinto. E’ la loro indole. Non succederà mai che a un gatto passi per la mente di risparmiarne uno!

– Non posso fare diversamente, Maricula. L’idea di giustizia non può essere diversa a seconda dell’angolazione da cui la si guarda: in quel caso non ci sarebbe giustizia.

Quindi, quando a mostrare pietà verso un topo sarà il tuo gatto la bilancia del dare e dell’avere si pareggerà e la maledizione avrà fine.

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