“Quand t’è pensè pér tè tcè…”

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Pubblicato la prima volta il 24 Settembre 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Quand t’è pensè pér tè tcè stràc/a e sùdèd/a”

Quando hai pensato per te, ovvero ti sei fatto gli affari tuoi anziché occuparti di quelli degli altri, hai già faticato abbastanza ed è ora che ti fermi. È riferito agli impiccioni, ai ficcanaso, alle comari ed ai chiacchieroni, ai capiscioni che sanno tutto loro, a “ch’it sta sèmpra adòs” per dirti cosa e come devi fare, che hanno sempre la soluzione in tasca per i problemi degli altri e hanno sempre fallito coi propri, che sparlano dei tradimenti altrui e “ja pió còrni c’un zèst ad lumèghi.

Un’espressione che conosce diverse variabili da “fat i càz tu” al minaccioso “la lèngua la n’ha gli òsi ma la slì fà spachè”. E, insomma, ognuno di noi, sulla propria strada, si è imbattuto in questi soggetti..In genere ce n’è uno in ogni palazzo, quello/a del primo piano che sta di vedetta alla finestra o sul terrazzo ovvero da una postazione da cui possa osservare i condomini che entrano ed escono, come sono vestiti, l’espressione del volto che denoti gioia o tristezza su cui indagare attaccando discorso con la più banale delle scuse “c’um che sta è vòst fiól? L’è un pèz c’un sé véd..” sperando così di affondare la lama nella ferita..E’ lo stesso soggetto che aspetta il postino ed amabilmente lo assiste nella distribuzione della posta nelle rispettive buchette annotando mentalmente a quale famiglia arrivi la cambiale, l’avviso della multa, che ritira, non richiesto, la raccomandata rassicurando il postino “sono miei amici.. dia pure a me”, per poi aspettare il destinatario sul pianerottolo e cogliere l’occasione, nella consegna, per ulteriori chiacchiere sull’eccessivo “via vai” all’appartamento dell’ultimo piano, il tanfo che esce da quello del secondo, la maleducazione dei figli dell’ultima famiglia arrivata, la gonna troppo corta della ragazzina che “per forza sa clà mà cla s’artròva..”.

E’ il tipo che la mamma chiama “semaforo” perché, in effetti, ha un ruolo di smistamento del traffico, tanto che se nota qualcuno fermo ai campanelli gli va subito in soccorso “scusi, chi cerca?” e, sentito il nome, è subito pronto a fornire le precise indicazioni “provi, provi, a quest’ora sono in casa”. Ne ho conosciuta una che metteva le mollette cadute dai fili tesi alle finestre nelle rispettive buchette avendo imparato a distinguerne i proprietari e, non di meno, qualche indumento accidentalmente caduto, riconoscendo, diceva, l’odore del detersivo. Poi è vero che “al ciacri” hanno diffusione trasversale all’età ed alla condizione sociale, che si chiamino gossip, cronaca rosa, commenti o giudizi sui fatti degli altri, ma sempre “chiacchiere” sono.. Ci sono dei luoghi particolarmente deputati, le veglie, l’ombrellone al mare e gli esercizi di barbiere e parrucchiere dove, ovviamente senza generalizzare, capita che venga fatto – per stare in tema – il pelo e contropelo a chi esce.. per cui, potendo, meglio uscire per ultimi.‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬

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