La mula Sofronia

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Pubblicato la prima volta il 26 Dicembre 2018 @ 10:51

Desidero ricordare e dedicare alla Mula Sofronia la vittoria degli Alpini della Sezione Bolognese-Romagnola che ha ottenuto la Sede di Adunata Nazionale 2020 a RIMINI!

La mula Sofronia, con numero di matricola 1128, arrivò al Gruppo di Artiglieria di Montagna ”Agordo”, di stanza alla Caserma Zannettelli di Feltre (BL), tra la fine del 1973 e primi mesi del 1974.

Era partita, con altri 5 compagni, dal punto di Raccolta Quadrupedi Militare di Grosseto, per sostituire i nostri muli più anziani che, purtroppo, sarebbero stati “riformati”, appena le nuove reclute si fossero ambientate alla vita di Scuderia e di Batteria .

Sofronia, assegnata alla 42ma batteria, era una bella e giovanissima mula, con mantello baio, di carattere molto docile e superò in modo positivo la sua prima visita ispettiva anche se, vedendola leggermente magra, con evidenti spazi intercostali, decisi di assegnarle un aumento di razione sia per l’avena che per il fieno .

Il maresciallo Lusa della BCS (Batteria Comando e Servizi), comandata dal Capitano Vigliotta, o il sergente maggiore Delfino Zambon mi sarebbero di aiuto ma, se non ricordo male, la razione giornaliera, per i quadrupedi delle truppe alpine, si componeva di 1,5 kg di Avena, 4,5 Kg di Fieno e 3,5 kg di Paglia, mentre il “regime verde” si prescriveva solo nel periodo del maggengo.

A proposito dei muli “riformati”,  ho inserito volutamente il termine “purtroppo” perché il destino di questi nostri compagni di camminata sarebbe stata la vendita a privati per terminare, quasi sempre, con la macellazione e destinazione delle carni al consumo alimentare.

Una carne, quella dei muli, molto ricercata, cosa che si verificava puntualmente quando, durante un campo di addestramento, capitava un decesso, perché si era obbligati a sorvegliare la carcassa mentre i macellai delle valli venivano per tentare di acquistarla, pur sapendo che le regole sanitarie non l’avrebbero permesso.

I numerosi muli delle due batterie someggiate, la 41ma e la 42ma, mi erano stati consegnati in eredità, come “pazienti”, con pochissime problematiche sanitarie, con delle normali e curabili fiaccature, mentre ero ben felice di non riformare il “vecio” mulo Condotto, della 41ma batteria, la vera mascotte del Gruppo, che mi era stato segnalato, fin dal giorno del mio arrivo, sarebbe sempre rimasto con le Penne Nere perché “reduce di Russia”, come lo era il nostro Generale di Corpo d’Armata, Andreis, che comandava nel 1973 tutte le truppe alpine.

Per poterlo tenere tra noi il sergente maggiore Zambon mi ha ricordato, poco tempo fa, che gli fu cambiato il nome di battesimo Bepi con quello di Condotto.

Forse non tutti coloro che mi stanno leggendo sanno che la prima lettera di ogni nome indicava l’anno di nascita e che alla lettera Zeta si ricominciava da capo. Passando quindi dalla B alla C gli erano stati tolti 10 anni al Bepi detto Condotto!

Come medico veterinario, per evitare spiacevoli e pericolose coliche ai miei pazienti, tutte le mattine, passavo nelle Scuderie a controllare le loro deiezioni, se erano ben formate, se contenevano molta avena non digerita… e quando gli alpini di guardia mi segnalavano che qualche quadrupede non era andato di corpo decidevo di sospendere la razione, ponendolo a digiuno come primo rimedio, perché è sempre meglio prevenire che curare.

 Questa mio protocollo mi ha sempre aiutato nella professione ed ero convinto che non avrei mai avuto decessi.

 Purtroppo, subito dopo il rientro dal campo invernale, un campo che aveva affaticato molto, sia gli artiglieri che i quadrupedi, intorno alle ore 2 di una notte molto gelida, sentii bussare alla finestra del mio alloggio, situato nel centro storico di Feltre, vicino all’ Università, mentre con voce ansante un militare mi chiamava: “signor tenente …..”.

 Mi arrivò in questo modo la notizia che la mula Sofronia era morta all’improvviso dentro la scuderia.

Rapidamente mi precipitai sul posto e osservai la mula distesa, non completamente per terra, perché il collo e la testa erano ancora appoggiati al bordo della mangiatoia a causa della corta catena, mentre uno dei muli vicini che, secondo l’ordine di scuderia, doveva stare alla sua destra in realtà si trovava sulla sua sinistra. Pensai che, nell’agonia o nella morte repentina, questo suo compagno l’avesse scavalcata di posto mentre lei giaceva sulla lettiera .

 Quando muore un quadrupede con le stellette è obbligatoria l’autopsia, per ricercare le cause del decesso e per escludere anche una eventuale “violata consegna” da parte del militare che l’aveva in custodia, sia durante il giorno e maggiormente durante la notte.

 Rispetto al decesso di un militare, per il quale la burocrazia richiedeva 3 copie della relazione autoptica del medico, per la morte di un quadrupede erano necessarie 4 copie, perché si deve inviare quella aggiuntiva anche all’Amministrazione militare, dal momento che i muli sono di proprietà dello Stato e dati in custodia all’Esercito Italiano.

Terminate le prime indagini e le relative domande al personale di scuderia, al mattino, feci la segnalazione al mio diretto superiore Tenente Vet. Iula, con ufficio al 6° Reggimento a Belluno, al Comandante del Gruppo Ten. Col. Ciulli e ai relativi comandanti di Batteria Capitano Chiesa e Tenente Nino Geronazzo .

Il problema, ora, era come effettuare l’autopsia, scegliendo un mezzo idoneo per caricare Sofronia e un luogo adatto per eseguirla e infine darle sepoltura.

L’esperienza è sempre la base di tutto e in questo caso, nella nostra caserma, chi mi poteva aiutare, oltre ai due maniscalchi, maresciallo Sottosanti e sergente maggiore Volpicina, era sicuramente il vecchio e grande maresciallo Gavin, medaglia al valore come reduce di Russia, deceduto, mi dicono, a 100 anni . Fu lui che mi segnalò dove solitamente, fuori da Feltre, ci si esercitava al tiro, l’esistenza del cimitero dei muli della Caserma Zannettelli.

Le foto di questo mio ricordo di Sofronia, sono ritroso di pubblicare, perché mostrano il trasporto e anche le fasi della autopsia, nella quale venni aiutato, egregiamente, dal macellaio della caserma.

Per evitare problematiche ispettive fu con me, attivo osservatore,  il mio diretto superiore, Tenente Iula. Con lui, dopo lungo consulto, si arrivò alla causa del decesso, certificando che era riconducibile ad una “replezione gastrica e relativa rottura dello stomaco”.

Escludemmo, quindi, l’impiccagione da corta catena con precedente o seguente scavalcamento della mula da parte del compagno di stalla.

 Oltre che ricordare così Sofronia mi rimane nella memoria, da quel giorno, con molto piacere, anche il sorriso liberatorio dell’artigliere che aveva in consegna la scuderia in quella notte del 1974, mentre lo zoccolo della mula mi fa compagnia da 45 anni.

Ciao Sofronia!

S.ten. Sergio Giordano

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