“L’ha spusè un giargianés…”

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Pubblicato la prima volta il 23 Agosto 2015 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’ha spusè un giargianés.. ma l’è bòn!”

Siamo negli anni Cinquanta quando, anche per effetto della guerra appena passata, tra le contaminazioni cominciano ad evidenziarsi quelle umane: bambini dalla pelle color cioccolato al latte, tangibili tracce del passaggio dei soldati afro-americani, non di meno pargoli dai riccioli biondi che mamme coraggiose, per quel tempo, avevano messo al mondo con la collaborazione di qualche soldato “tugnino” poi definitivamente scomparso. Dico coraggiose perché allora quei bimbi erano bollati, per lo più, come “bastardi” e formalmente figli di “enne-enne”, ovvero senza riconoscimento da parte del padre. C’era un’espressione orribile che aveva dato titolo anche a un film, “Figli di nessuno”, e alle mamme toccava una sorte di emarginazione e di marchio disonorevole. So di preti che rifiutarono persino il battesimo.

Ricordo una scena realmente accaduta, in cui uno di quegli adulti perbenisti aveva ripreso un bimbetto, reo di far troppo rumore nel giardinetto, apostrofandolo con “sta zitto, bastardo”…il bambino prese a piangere ed allora la Elsa, a quel tempo giovane mamma senza paura, quel tipo di donna che aveva così magistralmente interpretato Anna Magnani ne “L’onorevole Angelina”, aggredì verbalmente l’omuncolo “bastèrd ciarè tè che ta tlà ciàp s’un burdèl” ed al bambino “e tè nu pianz perché nisùn è nas sènza e’ bà”. Dunque, per essere serene bisognava sposare uno con un buon lavoro e conterraneo; se poi era uno che veniva “da fóra”, diciamolo, meglio se dall’Emilia o da qualche regione del nord… la diffidenza verso i meridionali c’era tutta, intrisa dei più comuni pregiudizi “in sé taja i cavél, i fa fè un sac ad fiól, je ȥlos, i fa di róģ..”; non a caso erano chiamati “giargianés”, un nome che pare avere origini poco rassicuranti, ma per fortuna l’attrazione umana non conosce barriere… per cui cominciarono a diffondersi le storie sentimentali, soprattutto coi napoletani arrivati in massa ad esercitare il mestiere di ambulante o alla ricerca del lavoro stagionale presso le pensioni o più semplicemente a svolgere il servizio militare.

Così fatta la frittata, seguiva il matrimonio e i famigliari, per fare buon viso, rassicuravano “ha sposato un meridionale MA è una brava persona: l’ha voja da lavurè, l’è bòn com un pèz ad pèn”!

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