“L’è sempra tr’al gambi…”

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Pubblicato la prima volta il 24 Maggio 2018 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’è sempra tr’al gambi…”

E’ sempre vicino a me… riferito al figlio, bambino.. variante di “l’è sèmpra tachèd m’al sutèni”. Ho scritto molto sui bambini “di allora”, i murgantùn.. Ho descritto, come potevo, delle loro piccole gioie, delle ansie, del godimento delle feste fino al modo come si vivevano (e curavano) le malattie ed anche dei rapporti con i “grandi” e con la scuola.

Faccio questa premessa perché poi capita di riproporre alcuni modi di dire che, per non riprendere l’intera narrazione, sono circoscritti ma acquistano maggiormente il loro senso se ricollegati a quel mondo che, ripeto, ho cercato di descrivere. Ora, coi bambini, gli adulti, soprattutto i genitori, avevano un rapporto contradditorio: da un lato li volevano ubbidienti “quand at cèm tè d’arspònd sóbit”, pronti al primo richiamo, educati “quand i zcär i grand tè da stè zét” e rispettosi “t’an è d’arspònd ma la nòna”, dall’altro canto non piacevano i “mammoni”, quelli dalla lacrima facile e che, se non fermati in tempo, si sarebbero rifugiati tra le gonne della mamma al primo cenno di insofferenza. Non a caso uno dei moniti della Elsa è sempre stato “nu vèin a chèsa pianzènd si na at dag e’ rèst”.. Così ad una certa ora, prima sicuramente che facesse buio, era bene che i bambini fossero a casa ma guai a stare troppo attaccati, appunto alle gonne della mamma…peggio alle sue gambe facendosi trascinare negli spostamenti.. “tcè sèmpra tr’al gambi.. ma va zughè fóra sa chièlt burdèl!”. Certamente c’erano motivi contingenti.. la presenza dei bambini era un limite alle chiacchiere fra donne, quando si ritrovavano nella casa dell’una o dell’altra…rendeva difficile gli “sfoghi” “ singolari contro il marito non tanto e non solo per non dare il brutto esempio ma per scongiurare il pericolo che il bambino, in un qualche modo, riferisse al babbo…era d’intralcio nei momenti d’intimità… anche se, solitamente, si consumava nelle ore notturne. Al riguardo ricordo ancora lo stupore che mi prendeva quando, addormentadomi nel mezzo del lettone, al mattino mi svegliavo sul bordo del letto..Ma c’era una motivazione di fondo che guardava più lontano..chè il bambino troppo timido e poco intraprendente rischiava di crescere troppo “pataca” facile preda dei “furbi”, quello che tutti cercano “ad fè quajòun”… ed attaccato alle gonne della mamma non avrebbe mai imparato a farsi le sue ragioni una capacità che per i poveri diventa una necessità “se t’an vò ch’it magna la mèrda sóra la tèsta…”

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