Le “perle” di babbo Tiglio

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Pubblicato la prima volta il 27 Aprile 2020 @ 09:42

Alcune perle di babbo Tiglio:

  • arcurdèv che a pasqua i va j’agnèl…” (muoiono prima i più giovani, dedicato a chi gli ricordava che acciacchi erano dovuti all’età;
  • quello che tuo è mio, quello ch’è mio, è mio” (la sua sintesi politica della solidarietà sociale);
  • siamo tutti fratelli nel pregare non nel mangiare” (considerazione finale tratta da quel prete che durante la predica chiamava i fedeli “fratelli” poi rispose come sopra al poveraccio che all’ora di pranzo si era presentato in parrocchia invitandosi al desco dato il suo grado di parentela);
  • quant a n’ho pèrs pèr nun avé la réda” (dal repertorio marinaresco, dedicato ai “persi” che non vedono o non capiscono le situazioni pur chiare ed evidenti);
  • la quale, ogniqualvolta…” (che c’azzecca? Niente, ma davano un tono a qualsiasi commento: una specie di rivalsa da parte di chi aveva frequentato solo parzialmente la prima elementare… ma quanti ce ne sono, anche di cultura o pseudocultura, che usano le parole per depistare?);
  • l’è un marinèr d’aqua dólza…” (una contraddizione in termini, rivolta chi millanta competenze inesistenti)
  • l’è imbarchèd a bórd dla lòfa…” (sempre di stampo marinaresco: la lofa è quella dei pantaloni, ovvero è un navigatore da poco; esteso a tutti quelli da “poco”);

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