La Scuola Nautica di Rimini

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Via Castelfidardo Rimini

Pubblicato la prima volta il 10 Gennaio 2019 @ 12:45

La prima sede della scuola, in via Castelfidardo, nel primo edificio a sinistra
Il cosidetto “Palazzone” un edificio che chiudeva via dei Mille e che fu abbattuto per consentire la costruzione del ponte dei Mille, dove aveva sede la scuola elementare Luigi Rizzo
Navigare Necesse, ultima sede della scuola

SCUOLA NAUTICA, SCUOLA NAUTICA COMUNALE, ISTITUTO NAUTICO, ISTITUTO NAUTICO “G.B. RAMUSIO”, SCUOLA POPOLARE MARITTIMA, ENTE NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE MARINARA.

Tante diverse scuole oppure un’unica scuola professionale che nel tempo ha mutato nome ed indirizzo?

La prima Scuola Nautica di Rimini risale al 1827 e venne istituita a cura e a spese del Governo Pontificio. Essa comprendeva, sotto gli insegnamenti di un unico maestro, due sezioni, quella dei “Capitani di Gran Cabotaggio” e quella dei “Costruttori Navali”.  Nel marzo 1860, qualche giorno prima della data fissata per il plebiscito, era venuto a Rimini in visita ufficiale, oggi diremmo per far campagna elettorale, il Governatore dell’Emilia Carlo Luigi Farini il quale nell’occasione promise, in caso di vittoria del voto dell’annessione della nostra regione al Regno d’Italia, di far qualcosa per migliorare la nostra scuola nautica. E cosi’ fu. Per suo interessamento infatti nel 1861 la scuola venne accresciuta di un secondo maestro e pareggiata, per Regio Decreto, a quella dei principali porti del Regno. Tanto per renderci conto quanta importanza avesse all’epoca lo scalo marittimo riminese, basti ricordare che allora il porto di Ravenna dipendeva da quello di Rimini, e non viceversa come oggi. Nel 1866, in applicazione ad un Regio Decreto che tendeva a limitare ad un numero strettissimo le scuole nautiche del Regno, nonchè a regolamentarle, ne fu purtroppo decisa la chiusura.  Ma non per molto, perché appena due dopo anni il Comune, con il concorso di un sostanzioso sussidio della Provincia, fu in grado di riaprirla col nome di Scuola Nautica Comunale, portando il numero degli insegnanti da due a quattro.  Purtroppo nel 1874, essendo venuto a mancare quel sussidio, i corsi relativi all’anno scolastico 74/75 non poterono essere svolti per le evidenti difficoltà economiche insorte. Non era però detto che la scuola dovesse finire per sempre, anzi! Il Comune, animato come sempre dalla più fervida aspettativa in questa benemerita istituzione ed indotto a ben sperare soprattutto dall’indirizzo dato agli studi nautici in Italia dal nuovo Decreto Reale 30/01/1873, potendo anche contare sull’aiuto economico del governo centrale, volle riaprirla, mantenendole inalterato il nome di Scuola Nautica Comunale. All’aiuto del governo si aggiunse ben presto, ancora una volta, quello della Provincia, così già a partire dall’anno scolastico 75/76, furono ripresi regolarmente i corsi sempre con quattro insegnanti e con in più un Direttore. Le speranze del Comune di far risorgere la sua scuola nautica non andarono deluse, poiché essa andò continuamente prosperando, tanto da indurre la Giunta di Vigilanza

a proporre di trasformarla  in  “Istituto Nautico” con l’aggiunta di una terza sezione, quella relativa ai Capitani di lungo corso. In accoglimento alla suddetta proposta, nel 1881, in sostituzione della soppressa scuola nautica comunale e col finanziamento congiunto di Comune, Governo e  Provincia, sorse il nuovo Istituto Nautico. L’anno dopo detto istituto venne intitolato, in applicazione del Decreto Ministeriale che imponeva a tutti gli Istituti del Regno di assumere il nome di qualche illustre italiano, a Giovan Battista Ramusio, noto scrittore di geografia e di fatti marinareschi nato da famiglia riminese nel 1485 e vissuto quasi sempre nello Stato Veneto, fino alla morte che lo colse nel 1557. La sezione dei costruttori navali, che non rispondeva più ai bisogni locali e contava sempre meno iscritti, come del resto in quasi tutti gli altri istituti nautici del Regno, fu soppressa. Restavano dunque aperte le due sezioni per “Capitani di Gran Cabotaggio” e per “Capitani di Lungo Corso”. A queste due sezioni si aggiunse, per i giovani sprovvisti di licenza di scuola media inferiore, un corso preparatorio della durata iniziale di un sol anno, elevato a due con l’introduzione del nuovo ordinamento degli studi nautici in Italia di cui al Regio Decreto 1 Gennaio 1881. Con R.D. 12 Luglio 1902 l’Istituto Nautico riminese, coordinato alla scuola superiore navale di Genova, venne finalmente parificato agli istituti governativi e come tale dichiarato sede di esami di licenza con effetti legali. La “licenza di Capitano di Lungo Corso” rilasciata dal nostro istituto, al pari dei diplomi rilasciati dalle altre scuole nautiche superiori del Regno, dava titolo ai giovani che avessero desiderato proseguire gli studi di accedere all’Accademia Navale ed eventualmente conseguire, superando ovviamente con profitto i relativi esami, la relativa laurea. La “patente di Capitano di Lungo Corso” veniva rilasciata ai licenziati dell’Istituto Nautico di età non inferiore a ventiquattro anni con alle spalle almeno quattro anni di navigazione pratica documentata a bordo di bastimenti, svolta “dopo” la licenza. Tra i tanti capitani di lungo corso licenziati dall’Istituto Nautico riminese sicuramente il più celebre è stato l’Onorevole Giuseppe Giulietti il quale, dopo aver navigato in tutti i mari del mondo a bordo di bastimenti sia a vela che a motore, nella sua qualità di sindacalista si distinse difendendo i diritti della povera gente di mare, prima di essere eletto tra le liste dei neoparlamentari della prima repubblica, continuando anche in quella sede a battersi, come sempre aveva fatto, per cercare di migliorare le condizioni della marineria italiana.

Gravemente colpito dalle cannonate nel corso della prima Guerra Mondiale, l’Istituto, che aveva sede in via Castelfidardo, riportò danni così gravi da non poter più riaprire i battenti.  Restò quindi chiuso per tutta la Grande Guerra. Dal volume “Un secolo di vita balneare al Lido di Rimini 1843/1943” scritto dal Professor Luigi Silvestrini, apprendiamo che terminato il conflitto, precisamente nell’Agosto 1918, “per concorde cooperazione tra Stato ed Enti locali, fu istituita una Scuola Popolare Marittima in sostituzione e correttivo del soppresso Istituto Nautico”.

Non più quindi una scuola di grado superiore ma retrocessa a grado inferiore, di livello elementare, anzi addirittura una frazione di scuola elementare, perché come avremo modo di vedere essa sarà riservata all’insegnamento delle sole ultime tre classi di scuola elementare, mirando a preparare i giovinetti, i cosiddetti “murè” alla professione di marinaio. Stando alle testimonianze di persone tuttora viventi che all’epoca ebbero modo di frequentarla, le cose funzionavano così: tutti i bambini del Borgo Marina, senza distinzione né di sesso né di vocazione, venivano iscritti alla prima e alla seconda classe elementare nel cosiddetto “palazzone”, un fabbricato che si trovava in fondo a via dei Mille (esattamente dove ora esiste la rotonda) che sarà demolito tra il 1934 e il 1935 per consentire lo sfondamento di via Dei Mille in direzione del borgo San Giuliano, passando per il nuovo ponte XXVIII Ottobre. Nelle successive tre classi di scuola elementare gli alunni erano invece tenuti distinti sia per sesso che per vocazione. Le femmine venivano sempre iscritte alle scuole Ferrari (quelle dell’omonima piazza, dove adesso c’è la Cassa di Risparmio). I figli maschi delle famiglie che intendevano avviarli in breve tempo al lavoro, iscrivendoli nei registri della gente di mare tra i “murè”, venivano segnati presso la Scuola Popolare Marittima. Tutti gli altri, invece, quelli cioè che appoggiati dalle rispettive famiglie desideravano frequentare normali corsi di studio, venivano solitamente iscritti, indifferentemente, alle Teatini o alle Tonini. Fin dall’anno di sua istituzione la Scuola Popolare Marittima si svolse nelle aule al pianterreno della casa del Nostromo in località Contrada Grande, liberata dagli uffici del Comandante del Porto quando egli potè trasferirsi, con armi e bagagli, verso i primi anni del Novecento, presso l’attuale Capitaneria.  Si trattava dell’unica casa isolata esistente in Via dei Mille (ora Via Savonarola) a cuscinetto tra la Contrada Grande e il porto-canale, all’altezza del campanile della chiesa di San Nicolò, confinante con due file di case a schiera alle quali si collegava per mezzo di un muro pieno di recinzione che racchiudeva due cortili.  Per molti anni la maestra della terza classe di questa scuola fu la signorina Giuseppina Ranieri, figlia del Maresciallo della Capitaneria di Porto, andata successivamente sposa al figlio del direttore della Scuola Popolare Marittima, il Dottor Nascioli. Insegnante invece di quarta e di quinta era il maestro Giovanni Succi, che in quel plesso praticava le lezioni ai bambini della quarta limitatamente ad un’ora al giorno dalle 8 alle 9, mentre a quelli della quinta sempre un’ora ma dalle 16 alle 17, in quanto per il resto della giornata era impegnato a far scuola agli alunni delle Teatini. Non è per nulla casuale il fatto che questa benemerita istituzione fosse consenziente ad impegnare così poco i bambini se si tiene conto che quasi sempre essi erano dei “murè”, cioè quei bambini che come tutti sappiamo venivano imbarcati quasi sempre per necessità dalle famiglie indigenti sul naviglio da pesca o da viaggio presente nel nostro porto. Spesso quei ragazzini non disponevano né di libri né di quaderni, per cui il più delle volte le lezioni si tenevano a voce. Anche il bidello, certo Raffaele Rastelli, un’ex marinaio, si dava il suo bel da fare per insegnare ai giovani, talvolta giovandosi di un modello di brigantino a tre alberi che faceva bella presenza di sé nel bel mezzo dell’atrio d’ingresso della scuola, a distinguere col giusto nome le varie attrezzature di coperta. Quando intorno agli anni ‘20 fu introdotta la norma che prevedeva l’obbligo da parte dei comandanti e dei motoristi di barche di notevole cabotaggio di provvedersi di una speciale patente, che in pratica doveva sostituire quella generica di capobarca che quasi tutti i marinai riminesi detenevano, esattamente nel 1922 fu istituito presso la Scuola Popolare Nautica un corso serale accelerato per il conseguimento della patente di “Parone Marittimo“ e di “Motorista navale di  2^ Classe”. Ecco perché nella bella foto pubblicata a pagina 84 del libro di Guido Simonetti “Le nostre barche” – Luisè Editore – il corpo insegnanti di detta scuola è attorniato da un’attempata schiera di alunni, che si dice che all’epoca fossero nientemeno i “capibarca” più titolati del porto riminese, conosciuti in tutti i porti dell’Adriatico, da una sponda all’altra. Altro che studentelli! Il Signor Ghetti, che quando venne istituita la Scuola Nautica Comunale ricopriva la carica di Direttore Generale, venne designato dalle istituzioni ad esaminare gli allievi del solo corso per motoristi navali con motori a scoppio di potenza inferiore a 200 cavalli, elevati a 400 con successivo provvedimento. Finita l’emergenza ma permanendo comunque l’obbligo di premunirsi di quei titoli professionali, i corsi proseguirono in una casa dell’attuale via Graziani che si trovava vicino al sottopasso ferroviario, probabilmente uno dei sei o sette alloggi della casa parrocchiale di San Nicolò, oppure nella sede dell’Ente Comunale di Assistenza che in certi orari veniva messa a disposizione per lo svolgimento dei corsi. Sul finire degli anni Venti, per l’elevato numero d’iscritti alla scuola popolare marittima, alcune classi dovettero temporaneamente essere distaccate presso alcuni locali della Contrada Piccola che si trovavano dietro la fontanina (il lettore che non avesse conoscenza di quei luoghi prima della guerra non tenti neppure lontanamente di cercarne di capire la dislocazione, poiché tutto da quelle parti è andato distrutto sotto i bombardamenti e ricostruito in modo completamente diverso, con la sola eccezione del campanile e dell’altare maggiore della chiesa che sono rimasti al loro posto. Nel 1938 tutte queste classi nonché i vari corsi trovarono definitiva sistemazione nella nuova sede dell’ENEM (Ente Nazionale per l’Educazione Marinara), un edificio in angolo tra via dei Mille e via Savonarola noto col nome di Scuole Marittime. Finalmente una vera e propria scuola di tipo professionale alla quale si poteva accedere solo se muniti di licenza di scuola elementare (come per le scuole Industriali). Inizialmente furono aperti due corsi, quello per “Paroni Marittimi” e quello per “Motoristi Navali di 2^ Classe”, della durata di tre anni ciascuno; dopo la guerra se ne aggiunse un terzo per “Radiotelegrafisti di bordo”, della durata di due anni. Quindi otto corsi in tutto. Le materie di studio comprendevano, tra l’altro, l’arte delle costruzioni navali, il diritto marittimo, un corso per motoristi ed uno in attrezzature navali e pratica marinara, mentre un’intera aula era perfettamente attrezzata ad uso officina con torni ed altre sofisticate strumentazioni. L’ENEM era abilitato a rilasciare, al termine dei corsi frequentati con profitto, una “licenza”, che per avere valore pratico doveva essere convertita in “patente” superando un apposito esame. I paroni marittimi e i motoristi navali sostenevano la prova d’esame presso la locale Capitaneria, mentre gli aspiranti al diploma di radiotelegrafista dovevano necessariamente recarsi a Roma presso il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni.

Gravemente danneggiate sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, le scuole marittime dell’ENEM, per tutto il tempo necessario a ripristinare l’immobile, furono trasferite presso le scuole Ferrari. Ottimi direttori erano stati, dal 1918 fino alla loro definitiva chiusura, il Dottor Nascioli prima ed il Comandante Lorenzo Piccinini dopo. Quest’ultimo, un ex ufficiale della Marina Mercantile in congedo permanente per le ferite riportate durante l’ultimo conflitto, un non riminese ma uno che si era attaccato tantissimo alla nostra città tanto da divenirne nel giro di pochi anni uno dei suoi più illustri concittadini, si prodigò tantissimo affinché questa scuola potesse risollevarsi velocemente dai danni di guerra, trovando la forza e l’energia per riaprirla con rinnovato vigore.

Purtroppo intorno agli anni Sessanta, per via di un drastico calo degli alunni iscritti ai corsi, confermato anno dopo anno, il Ministero competente, preso atto della difficile situazione che si era venuta a creare, fu costretto a decretarne, suo malgrado, la definitiva chiusura.

L’edificio venne allora destinato a sede distaccata delle Scuole Elementari Decio Raggi di Viale Matteotti, la cui popolazione scolare, in quegli anni e particolarmente in quella zona, era enormemente aumentata. Quindi venne adibito a sede distaccata del Liceo Classico Giulio Cesare relativamente alle classi ginnasiali. Successivamente, e fino ai giorni nostri, entrò a far parte delle pertinenze dell’ateneo universitario. La successione degli eventi dianzi ricordati ci ha fatto capire come, a dispetto del fatto  che nel corso dei suoi 140 anni di insegnamento attivo il nome della scuola sia cambiato almeno sei volte e nonostante i numerosi correttivi introdotti (da Scuola Nautica a Scuola Nautica Comunale, da istituto Nautico a Istituto Nautico G.B. Ramusio ed infine da Scuola Popolare Marittima a Ente Nazionale per l’Educazione Marinara), questa benemerita istituzione cittadina, pur di diverso ordine e grado d’istruzione a seconda del periodo in cui fu una normale scuola o un istituto; pur dovendosi sempre adattare alle circostanze ed alle esigenze dettate dal tempo che correva, ha mantenuto inalterato lo scopo di avviare i giovani alla difficile arte marinara (come giustamente ricorda la scritta latina “Navigare Necesse” apposta a grandi lettere sulla sua facciata),  sempre prefiggendosi il fine di educare i futuri uomini di mare al compimento delle delicate mansioni che a seguito d’imbarco sarebbero state  loro affidate.  Non si ha notizia che nessun giovane, tra le migliaia che l’hanno frequentata, a meno che ovviamente non lo desiderasse, sia rimasto senza lavoro al termine dei corsi, tanto era alta la richiesta di personale abilitato da parte non solo della marineria locale ma anche di quella nazionale e internazionale.

Ricapitolando:

Dal 1827 al 1865 la scuola si chiama Scuola Nautica

Dal 1866 al 1868 la scuola è chiusa

Dal 1869 al 1873 la scuola si chiama Scuola Nautica Comunale

Dal 1874 al 1875 la scuola è ancora chiusa

Dal 1875 al 1880 la scuola si chiama ancora Scuola Nautica Comunale

Dal 1881 al 1882 la scuola si chiama Istituto Nautico

Dal 1882 al 1915 la scuola si chiama Istituto nautico  G. B. Ramusio

Dal 1915 al 1917 la scuola è chiusa                            

Dal 1918 al 1937 la scuola si chiama Scuola Popolare Marittima

Dal 1938 al 1965 circa la scuola si chiama E.N.E.M. Ente Nazionale per l’Educazione Marinara, quindi è sede delle classi ginnasiali del Liceo Classico Giulio Cesare e successivamente utilizzata, fino al presente, come sede universitaria.

 Paolo Semprini

1 commento

  1. Buon giorno.
    Mio figlio di 16 anni e’ interessato a studiare alla Vostra Academia. Potete per favore fornirmi i dettagli dei corsi che avete a disposizione? Inoltre, posso chiedere se sone disponibili alloggi per studenti, dato che viviamo a Chiusi della Verna.
    Attualmente sta completando un corso di due anni al estero in lingue straniere, dopodiche’ vorrebbe proseguire i suoi studi con la Vostra acclamata Accademia.

    Grazzie moltissimo.

    Vi auguro il meglio per il Nuovo Anno.

    Cordiali saluti,

    Karyn Simpson

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