Le prime testimonianze sulla fossa Patara sono contenute nel Breviarium Ecclesiae Ravennatis. Tra gli anni 778 e 806 una casa cittadina risulta confinante col flumen qui vocatur Avusa. Trattandosi del contesto urbano, e non fuori dalle mura, secondo alcuni studiosi con molta probabilità si tratta proprio della fossa Patara e non del torrente Ausa.

In seguito, quando ormai la fossa si era trasformata nel canale dei mulini, venne indicata con una molteplicità di nomi: Apisa, Apesa, Apsa, Apsella, Apisella, Avexa pizola, Apisa interiore poi, più frequentemente, fovea molendini comunis, Apisella molendini comunis, etc.

Prima che le mura medievali fossero costruite, il mulino del Comune si trovava fuori dalle mura della città. Venne poi a trovarsi tra le vecchie mura e quelle nuove; l’ingresso della fossa nella città si trovava a livello della Porta di Sant’Andrea, dove il canale si immetteva nella cerchia muraria attraverso una apertura dotata di una grata di ferro.

Il corso d’acqua arrivava poi al mulino del comune, quindi forniva l’energia alla gualchiera (un macchinario per la lavorazione dei panni di lana) degli Umiliati e delle Umiliate, un ordine religioso introdotto a Rimini nel 1261, presso la chiesa di San Matteo (fig. 1).

Superata la chiesa, la fossa si biforcava: una branca procedeva verso le mura, attraversava un’altra grata e si gettava nell’Ausa; il ramo principale invece continuava il suo flusso verso il mare. Attraversava la Strada Maestra – ora Corso d’Augusto – sotto ad un ponticello di epoca romana, e superava un secondo ed un terzo ponticello, rispettivamente nei terreni sul retro del Tempio Malatestiano, e a livello probabilmente dell’attuale via Castelfidardo.

Nell’autunno del 1980, in seguito a sondaggi di scavo eseguiti per alcuni lavori di manutenzione delle fognature, venne alla luce il ponte romano che permetteva l’attraversamento della fossa Patara lungo il Corso. E’ costituito da grandi lastre di calcare bianco di provenienza locale con inserti in arenaria. In base alle rilevazioni, l’opera doveva essere lunga almeno 16 m e larga più di cinque, con fianchi rialzati. Nell’evidente impossibilità di riportare alla luce l’intero monumento, al termine dello scavo il ponte fu reinterrato.

Superato la serie di tre ponti, la fossa Patara giungeva ad un mulino appartenuto tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI alla famiglia Diotallevi (fig. 3). In questa zona, chiamata Patarina (da cui la fossa assunse il nome), nei pressi della chiesa e del Monastero di Santa Maria degli Angeli detto popolarmente la Colonellina, la presenza di un mulino è attestata fin dal XIII secolo, quando tutto questo territorio apparteneva ad uno dei maggiori esponenti nel movimento pataro.

Oltrepassato questo mulino, la fossa superava il muro urbano passando al di sotto del ponte Gemboruto, e si gettava nel tratto terminale del torrente Ausa.

Nel XVII e XVIII secolo la fossa subì un progressivo abbandono a causa della scarsa manutenzione a cui era sottoposta, tanto da causare problemi al funzionamento del mulino del comune e rendendo poco salubri le zone in cui scorrreva dato che vi si riversavano gli scoli e i liquami delle abitazioni circostanti. Nel XX secolo si procedette alla sua tombinatura.

Bibliografia:

G. Garampi, Memorie ecclesiastiche appartenenti all’istoria e al culto della B. Chiara, Roma 1755.

G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri, vol. LXXXIII, Venezia 1857.

G. Mussoni, I Patarini a Rimini, “La Romagna”, anno II , fasc. VIII, 1905.

O. Delucca, C. Ravara Montebelli, M. Zaghini, Sant’Andrea, un borgo fra le acque, Luisè Editore, Rimini 2005.

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7 risposte a “La fossa Patara”

  1. Salve, stò approfondendo una ricerca storica sulla fossa patara, farebbe piacere conoscere qualche altro appassionato sulla stessa materia onde poter condividere idee e argomentazioni in merito.

  2. Mi piacerebbe condividere con altri la mia passione per la storia di Rimini in generale, di quella della Fossa Patara in particolare, di cui so molte cose.

  3. Se si percorre via Guerrazzi, sul muro di cinta del Tempio, fra l’abside e la casa di riposo si nota un basso arco murato, sotto il quale scorreva la fossa Pàtara

  4. Salve, sarebbe interessante riuscire a vedere tracciato il percorso della fossa Patara su di una recente mappa di Rimini, anche solo in via ipotetica, così da avere una idea più chiara, perché leggendo il breve resoconto non si capisce, almeno io non ho capito, il percorso.

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