La domus di palazzo Massani

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La particolare ubicazione dell’ottocentesco palazzo Massani (attuale Palazzo del Governo), vicinissimo all’antico foro della città e affacciato su via IV Novembre, il cardine maximus di epoca romana, ha indotto nel 1997 la proprietà ad effettuare dei sondaggi prima del restauro dell’edificio, che hanno rivelato la presenza di rilevanti resti archeologici. A partire quindi dal 1997 fino al 2000, la Curia (proprietaria dell’immobile) ha promosso l’esplorazione sistematica di una superficie di oltre 1000 mq, eseguita da un gruppo di archeologi, tra i quali la scrivente, diretti della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna.
Le più antiche tracce di abitato rinvenute durante lo scavo, sono costituite da strutture in materiale deperibile e appaiono databili tra la metà del IV sec. e gli inizi del III sec. a.C. A tale fase seguono alcuni interventi di considerevole impegno costruttivo, rappresentati da armature in grandi travi lignee che fungevano da fondamenta per ambienti con l’affacciamento su quello che nel 268 a.e. diventerà il cardo maximus attuale via IV Novembre.
Nella prima fase dell’insediamento romano, databile intorno agli anni della fondazione della colonia si riconosce l’occupazione di tre distinti lotti rettangolari: piccoli ambienti a carattere abitativo e produttivo-commerciale vengono disposti sul lotto lungo la strada, impianti destinati ad attività lavorative nel lotto centrale e una sorta di corridoio nel terzo lotto.
Alla fase di età coloniale ne seguì una seconda, riconducibile entro la metà del II sec . a.C., caratterizzata dall occupazione di tutta l’area oggetto dello scavo, durante la quale vennero costruiti nuovi fabbricati sui tre distinti lotti, in particolare una serie di tabernae, che occupò il fronte principale sul cardine. Inoltre un ingresso molto ampio a corridoio immetteva nel grande atrio di una domus, ai cui lati dovevano aprirsi due coppie di piccoli vani simmetrici, con un hortus sul retro e forse un portico. Intorno all’età sillana, viene riorganizzata l’intera zona centrale della domus, in particolare l’atrio assume una conformazione a T con tre piccoli vani per lato e sul fondo vengono ricavate, dopo la chiusura del precedente portico, tre stanze, di cui quella centrale, in asse con l’atrio, doveva servire da tablinum. Si registrano quindi conside revoli modifiche nel corso dell’età augustea, quando probabilmente vengono acquisiti lotti limitrofi nell’ambito dell’insula, che permettono di allargare il retro della domus dove, demolito il muro di fondo, vengono creati tre ampi passaggi che davano accesso ad un peristilio occupato da una grande vasca ornamentale con fondo a mosaico monocromo. In età tiberiana si assiste ad un generalizzato rinnovamento degli apparati decorativi: mosaici con semplici decorazioni geometriche in bianco e nero vengono stesi sui pavimenti dei diversi vani, ma soprattutto si fornisce rilevanza architettonica al tablino, che venne completamente aperto sui lati corti con la sostituzione di soglie ai precedenti muri e fu impreziosito con una ricca pavimentazione in opus sectile, con lastre di marmi pregiati delimitate da un larga fascia musiva. Già alla fine del I sec. d.C. limitate modifiche, defunzionalizzano la zona posteriore della domus, ripristinando il primitivo muro di fondo e interrompendo così il collegamento diretto tra quartiere residenziale e peristilio, occupato dalla grande vasca che viene addirittura interrata.
Nei due secoli successivi nessun altro intervento di rilievo viene operato per modificare le strutture della domus e anche l’ordinaria manutenzione, ad esempio le risarciture dei pavimenti logorati dal lungo uso, si dimostra di scadente qualità.
La fase di involuzione dell ‘edificio culminerà con la sistematica asportazione dei materiali e la demolizione degli alzati avvenuta tra il IV e il V sec. d.C., dopo la quale la zona sembra rinascere solo intorno al 1500 quando viene costruito il primo palazzo, successivamente modificato fino all’ottocentesca versione attuale.
Infine l’individuazione di un settore particolarmente pregevole e rappresentativo del contesto archeologico meritevole di una valorizzazione e fruizione in loco, ha indotto le istituzioni a predisporre nei primi mesi del 2002 un adeguato percorso di visita (progettato dall’ Arch. Giovanna Giuccioli e finanziato dalla Fonda zione Cassa di Risparmio di Rimini) che verrà prossimamente aperto al pubblico, mentre i numerosissimi materiali rinvenuti durante lo scavo accresceranno le già ricche raccolte dei locali Musei Comunali.

Cristina Ravara
Ariminum
Anno IX – N. 4 Luglio/Agosto 2002

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