La Chiesa di San Fortunato

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Pubblicato la prima volta il 13 Maggio 2020 @ 11:15

L’Adorazione dei Magi è custodita nella chiesa parocchiale di San Fortunato, un piccolo ma delizioso tempio del XV secolo sul colle di Covignano retto dal parroco don Tarcisio Tamburini. Il primo nome che ebbe la chiesa fu di Santa Maria in Scolca; attigui ad essa ci sono i resti dell’antica abazia dei Padri Olivetani, attiva dal 1421 al 1797 (anno della soppressione napo­leonica degli ordini religiosi). In origi­ne il convento era un castello malate­stiano; fu Carlo Malatesta che lo donò ai monaci bianchi di Monte Oliveto e sembra che vi abbia ospitato i pontefi­ci Gregorio XII, Giulio II, Paolo III, e forse anche Clemente VIII.

La facciata della chiesa in cotto e pie­tra (con stemmi malatestiani e oliveta­ni nelle lesene laterali) si presenta con il suo artistico portale cinquecentesco di marmo d’Istria. L’interno è ad unica navata e anche se è stato gravemente danneggiato dalla guerra con perdita di qualche buon dipinto, presenta ancora pregevoli stucchi, quadri, statue con nicchie e in alto un interessante soffit­to di legno a cassettoni (nel mezzo risalta lo stemma malatestiano con la K, iniziale di Karolus, Carlo Malatesta). Costruito nel 1483 e dipin­to nel 1643, il soffitto fu gravemente danneggiato dai bombardamenti e ripristinato da Mario Valentini nel 1960. L’altare maggiore, in legno inta­gliato e dorato, è un sontuoso esempio di arte barocca.

La sagrestia della chiesa è preceduta da un’antica duplice cappella le cui volte sono ornate con affreschi attri­buiti al Palmezzano e al Cesi. La deco­razione della prima cupola è del 400 e ricorda (pur essendo artisticamente inferiore) quella eseguita dal Palmezzano a Forlì in San Biagio. Nel 1918 furono scoperti sotto le pareti di questa cappella numerosi affreschi del 1512 (nei quali rifulgono in tutta la loro bellezza artistica le figure di San Benedetto, San Martino Vescovo di Tours, Sant’Andrea Apostolo, San Giuliano, Santa Lucia, Santa Caterina); nel lunettone è dipinto il Martirio di San Lorenzo. Nella cupola dell’altra cappella è rimasta una prege­vole composizione a tempera che appartiene forse a Bartolomeo Cesi con motivi raffaelleschi a volute, mascheroni, putti, cherubini, quattro grandi cartelle con scene del Vecchio Testamento ed altre più piccole con figure di Sante e dei quattro Profeti maggiori della Chiesa. Il complesso di affreschi fu restaurato da Nave nel 1925-26.

Ariminum
N. 9 Novembre/Dicembre 1995

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