Il “dottor” Baracca

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Mauro Giordano con il signor Baracca
Mauro Giordano con il signor Baracca, etiope e "dottore" per il mal di denti, al Bar Marittimo

Pubblicato la prima volta il 5 Settembre 2018 @ 21:56

Mauro Giordano con il signor Baracca, etiope e “dottore” per il mal di denti, al Bar Marittimo

[5 settembre 1938, promulgazione delle “Leggi Razziali”: commemoriamo l’ignobile ricorrenza con questo bel racconto di Sergio Giordano]

Siamo agli inizi degli anni ’50 in un luogo che non c’è più, la trattoria “Stella” vicino al bar “Marittimo”. La guerra era da poco finita e gli “extracomunitari” che avevano invaso Rimini se ne erano andati….

Sono nato e vissuto fino al matrimonio nel “Borgo Marina”e, ascoltando la gente che ci abita attualmente, meravigliata e spesso preoccupata dalla nascita di attività economiche che portano con la mente a regioni molto lontane dal nostro continente, sono tornato con la memoria a circa 60 anni fa.

I miei nonni con le zie e mia mamma erano i proprietari della trattoria “Stella” (con gioco delle bocce e alloggio) vicino al “Bar marittimo”.
La circonvallazione di Rimini non esisteva e tutto il traffico tra Nord e Sud d’Italia passava sul ponte Tiberio e sul ponte dei Mille.
Per questo motivo, e anche perché la Stazione è molto vicina, gli arrivi di gente forestiera filtravano nel borgo; se lo ricordano molto bene tanti “futuri riminesi” del tempo!

Un giorno arrivarono a pranzo nella locanda due personaggi che si presentarono subito come “Baracca” e “Pietro”. Erano due etiopi, magrissimi, con lineamenti signorili, molto educati e sorridenti, come lo sono, spesso, gli attuali senegalesi quando fanno i “vù cumprà“.
Questo incontro della mia infanzia, sicuramente, mi ha permesso di non sentire mai quella differenza di pelle che spesso si può avvertire e che spinge a mantenere le distanze.

Baracca e Pietro entrarono, come tanti altri personaggi buoni e cattivi, nella vita di tutti i giorni della trattoria “Stella”, andando al lavoro al mattino e tornando la sera per mangiare e dormire, raccontandoci le loro usanze, i loro problemi, le loro radici.
A proposito di radici, la loro attività era quella di frequentare i mercati e le fiere paesane vendendo alcune radici delle loro terre che servivano contro il male ai denti: si erano creati così la fama di ottimi stregoni. Spesso si allontanavano per lunghi periodi e io mi accorgevo del ritorno dall’odore che avvertivo nel corridoio dovuto a queste famose radici curative.

Baracca era il “dottore” e Pietro il suo “assistente” il quale gli passava, nella sua funzione, anche lo strumentario per estrarre denti malati.
Tutto questo non è fantasia, dato che nella mia borsa di medico veterinario, tra tutti gli strumenti della professione, possiedo ancora, come ricordo, due loro pinze per estrarre denti che mi facevano vedere rincorrendomi nel giardino. Mio padre, anche lui considerato dai soliti “riminesi doc” proveniente da terre lontane, me lo ricordo, in quel periodo, sempre sorridente con loro.

Il razzismo non esisteva, come del resto non si avvertiva in nessuno di coloro che li frequentava, forse perché la “nostra liberazione” aveva messo in contatto gli abitanti con gli alleati, che portavano cibo, indipendentemente dal colore della loro pelle.

Le mie zie, come spesso accadeva, lasciavano ampio margine di tempo al saldo della pensione e capitava che il conto veniva pagato dopo diversi mesi. Purtroppo, un giorno i miei amici non si fecero più vedere lasciando il famoso “squizzo“, come diceva mio nonno quando spariva un cliente. Non fu assolutamente un dramma per nessuno di noi e fummo contenti quando, dopo alcuni anni, sapemmo da viaggiatori di passaggio che Baracca si era felicemente sposato in Puglia con una signora, vedova benestante.

Nel 1968 perdevo mia madre e dopo qualche tempo dalle mie zie fa di nuovo la comparsa Baracca! Era venuto per ricordare anche lui un periodo della sua vita. Le mie zie furono felicissime; dopo un pò di tempo gli chiesero spiegazioni sullo “squizzo“. Il colore della pelle non consentì di vedere il suo disagio, però riuscimmo a ottenere la risposta al suo comportamento. Da “buon dottore”, dava sempre al suo “assistente” Pietro i soldi per pagare le spese sostenute, senza preoccuparsi di verificare.

E così insieme alle mie zie, a distanza di anni, scoprì l’inganno e naturalmente tutto terminò con una bella risata, senza nessuna richiesta da parte delle “sorelle Nicolò”

Sergio Giordano

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