Nelle piazze e vicino al ponte romano sono da tempo apparsi dei cubi con sopra la visualizzazione degli interventi estemporanei ai quali la città e i suoi monumenti vengono o verranno sottoposti.
In una faccia dei cubi sono esibiti dei disegni colorati con una ricostruzione della città antica, di Ariminum, all’epoca imperiale.
I disegni sono ben fatti, ma presentano numerosi e gravi errori di cui sono responsabili soprattutto i suggeritori o consiglieri “scientifici” dei disegnatori. E bisogna ancora una volta denunciare gli errori perché la tradizione sbagliata venga eliminata e la verità storica ristabilita.
L’errore più grave è la quota del terreno della città antica, fatta coincidere col piano del ponte di Augusto e Tiberio – 7-14 dopo Cristo –. Nell’immagine è rappresentato il livello del terreno attuale di Rimini. Quella imperiale era tre o quattro metri circa più in basso e per accedere al ponte bisognava servirsi delle rampe.
Come si può far nascere il ponte antico dall’inizio degli archi? Come si fa ad ignorare le pile antiche del ponte, emerse quando hanno asportato la ghiaia? Il ponte romano per un fenomeno di subsidenza, mai studiato o notato da storici e geologi, appare oggi circa 4 metri più in basso della quota originaria.
Il secondo errore è quello relativo all’orlo della città antica verso il mare. Tra l’anfiteatro e l’attuale piazzale Clementini, c’era è c’è tuttora un telo regolare di mura antiche, con due torri romane – una è ancora in situ – situate regolarmente alla fine di due cardines. Si tratta di una parte della forma urbis antica, regolare, con le mura che chiudevano la città verso il mare. Questo telo di mura è largo circa tre metri come quello primitivo di Ariminum. Venne scoperto da Giuseppe Gerola intorno al 1910, ma Guido Achille Mansuelli, nella sua tesi di laurea su Rimini antica, pubblicata nel 1941, lo ignorò e tirò fuori la tesi strampalata che Ariminum non avesse delle difese dalla parte del mare – e del fiume –.
Il terzo errore è l’avere identificato il ‘molo’ e la torre ‘faro’ del presunto porto antico con le “beltresche da mare” cioè con le difese della spiaggia costruite dai Malatesti nel secolo XIV. Questo errore è dovuto alla assuefazione acritica di molti storici di Rimini, compresi quelli valenti, nel ripetere senza argomenti una chiara menzogna, un falso smaccato dello storico Cesare Clementini.
Il quarto errore è l’orlo a monte della piazza maggiore – attuale piazza Tre Martiri –. Ricordo benissimo e con me molti che controllavano gli scavi, che quando si scavò in piazza Tre Martiri, dalla parte del ponte e verso monte si vedeva l’orlo curvato del pavimento del forum. Segno che l’attuale curvatura ripete quella antica.
I sepolcri nella veduta sono collocati in disordine; erano invece ben ordinati lungo le strade grandi e piccole.
Il guaio per la storia archeologica di Ariminum è che la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Bologna non ha mai pubblicato i risultati di scavi importantissimi fatti in città negli ultimi decenni e chissà se mai lo farà.

Giovanni Rimondini
Ariminum
N. 1 Gennaio/Febbraio 2016

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