Il ‘nostro’ 2 giugno

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Pubblicato la prima volta il 30 Dicembre 2018 @ 08:46

La mamma ha votato per la prima volta nel 1946, la prima volta delle donne in Italia, la prima volta della Repubblica Italiana.

Da allora si è tenuta stretta quel diritto, trasmettendo anche a me la passione delle idee che devono potersi esprimere col voto, per vincere, certo…non a caso, ogni volta, uscita dal seggio, pronunciava la fatidica frase “e mènc che fós la vòlta bòna!“. Ma ci andava soprattutto per dare il proprio contributo all’idea (oggi si direbbe al “progetto”), con l’orgoglio che la faceva sentire dalla parte giusta che, spesso, è la più difficile perchè non ha scorciatoie.

Andava col babbo, perchè lui aveva la carta d’identità e poteva “garantire” per lei che non l’aveva… poi non serviva mai, perchè gli scrutatori conoscevano oramai gli elettori di quella zona e comunque l’espressione del voto doveva essere garantita.

Andavano prestissimo all’apertura del seggio e lei tornava a casa serena “bene, mè e mi duvér a l’ho fat“. Ma si capiva bene che non era solo dovere ma un intimo piacere tanto che se ne usciva con “eh un vót un basta i gnè vurìa e mènc dó“.
Morto il babbo, veniva con me, sempre di mattina presto perchè cominciava a sentire il peso degli anni e, diceva, “prima a vag e mèj l’è, perchè sa mòr prima an vurìa c’us perdés per un vót“.
Un giorno mi ha chiesto “ma un s vóta miga da nùn?“. “No mamma“, ho risposto. E lei “meno male!“. E non credo che sulla risposta abbiano influito solo i limiti fisici legati al suo stato del momento.

Ma questa è una riflessione che attiene ad altri aspetti.

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