“Ed ènca Nadèl l’è pas”

0
209

Pubblicato la prima volta il 27 Dicembre 2015 @ 18:50

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Ed ènca Nadèl l’è pas…”

Anche il Natale è trascorso: un’espressione che abbiamo sentito in tanti, tipica delle case romagnole e anche ricorrente; ma il suo significato non è stato e non è lo stesso in tutti i periodi della nostra vita ed in tutti contesti.
Più che dirlo lo si pensava, da bambini: anche allora i sentimenti erano contrastanti. Se tutto era andato per il suo verso, se eravamo riusciti, nonostante la miseria, a riprodurre l’atmosfera che allora viveva solo nei giorni propri della festa, l’enfasi dei preparativi per il pranzo, quei sapori e quegli odori che solo a natale impregnavano la casa, quell’alberello addobbato la vigilia, rimediato da un ramo di pino, colorato dai mandarini e dal “bombagio” (il cotone), quella zuppa inglese che, con la ciambella di Pasqua, era la dolcezza che segnava la grande festa… ecco, allora quella frase già il 27 dicembre era carica di nostalgia.
Saremmo voluti tornare indietro anche solo di uno o due giorni, per riassaporare quei momenti.

Ma non sempre andava così: non di rado gli sbalzi di temperatura che ci assalivano quando ci allontanavamo dalla stufa, dopo aver mescolato con impegno e desiderio la cioccolata o la crema destinate al dolce natalizio, per passare nelle fredde lenzuola del letto, ci si trovava nel giorno più atteso, a letto, con la febbre, le tonsille gonfie e violacee che impedivano persino di deglutire quel brodo eccezionale ottenuto con carne scelta e cappone nel quale affogavano i cappelletti che noi stessi avevamo contribuito a creare nella loro foggia a cappello di prete… E allora “ènca nadèl l’è pas” diventava un rammarico per non averlo goduto e cominciava così il conto alla rovescia che ci separava dal natale dell’anno successivo, mentre giuravamo a noi stessi che “ah l’anno prossimo sarà un’altra storia… starò bene e mi divertirò un sacco”. E così anche per gli adulti: quel commento del giorno dopo sembrava quasi un sospiro, come quelli che ci escono dall’anima quando riusciamo a superare un ostacolo, vincere la prova; era “l’endèda ènca st’an”, nonostante le ristrettezze economiche in tavola era andato il meglio della tradizione, e’ bà “un’ha fat e’ mat”, “i burdèl in sé malè”,  ma c’erano periodi in cui il commento era addirittura preventivo, quando i debiti opprimevano, brutte notizie sul piano della salute, liti e tensioni in famiglia portavano a dire “an vèg l’ora che pasa ènca stè nadèl”.

Se ne trae la conclusione che non c’è una verità assoluta, né la retorica può nascondere le magagne che qua e là ci opprimono.
E poi c’è l’età che cambia il senso della prospettiva e, quindi, anche dei commenti… così anche la Elsa, ormai arrivata a novant’anni, se ne usciva con “ed ènca Nadèl l’è pas… stèltr’an i pènsèrà quìj chi arvènza…”, dicendolo da sempre con la saggezza popolare. Mi sembra un’ottima sintesi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.