“E’ plóca, e’ plóca ma un ardus gnint”

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Pubblicato la prima volta il 15 Marzo 2015 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “E’ plóca, e’ plóca ma un ardus gnint”

Pilucca, pilucca ma non mangia niente: si diceva (ma eravamo già negli anni 60 quandoci si poteva permettere di “non” mangiare) ai bambini magrolini, pallidi, scarsi di appetito… poi è diventata espressione riferita anche ai “grandi”.. di quelli che rigirano cucchiaio o forchetta nel piatto.. spostano il cibo sull’orlo anziché portarlo alla bocca.. e lo guardano come fosse qualcosa di estraneo dalla loro vita… e intanto, dice ancora la mamma, “us’a giaza tót”. Oppure si guardano a destra e sinistra per incrociare lo sguardo di qualcuno disposto ad interloquire e se non lo trovano s’affrettano a parlare da soli… di filosofia, di politica o, più modestamente, di chiacchiere mondaiole nell’indifferenza generale degli altri commensali impegnati ad inforchettare le varie portate… il tipo in questione non esita ad appoggiare i gomiti sul tavolo come fossero il leggio dell’oratore e fissa il cibo nel piatto ma solo nelle pause del discorso, allo scopo di prendere il fiato per poi ripartire.. mentre la Elsa, sconsolata: “daì só cus’agiaza tót”.. rincarato con un “eh” suj fós stè na vòlta!”… o “ah si l’avés zertùn!” o “jè la zènta clà mòr ad fèma e i què i fa un sac ad pusghèti!”.

Oggi, poi, coi telefonini….!

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