“Un dì come chièltrè…”

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Pubblicato la prima volta il 17 Novembre 2018 @ 08:47

Negli anni Cinquanta non sapevo nemmeno che si festeggiasse l’ultimo giorno dell’anno, non c’era la televisione che potesse darcene notizia né aria di festa in casa, sconosciuto il rito del brindisi di mezzanotte, inesistenti abiti da sera, impossibile fare le ore piccole perché andare a letto presto era l’unico rimedio al freddo quando la stufa “l’as mandeva zó’” per risparmiare la legna necessaria per scaldare durante il giorno e fornire il fuoco per “còs da magnè”… l’usanza di mettere la “suora” od il “prete” una sorta di catafalco con la brace per assorbire l’umidità delle lenzuola…è cosa nota… ma ricordo anche quella di mettere i cappotti sopra le coperte, la bottiglia con l’acqua calda chè già la “borsa” di gomma non era da tutti e persino il mattone avvolto in un panno e messo a scaldare nel forno della stufa.

Poi negli anni 60, da adolescente, non ho potuto più ignorare che San Silvestro era “festa grosa” e, spinta dagli zii, ho preso parte al primo ed unico “veglione” della mia vita, quello delle “Poste”.. in un hotel sul lungo mare.. dall’odore (diciamo così) anomalo del cocktail di scampi alla tristezza di quel “trenino” dove sconosciuti incolonnati ridevano ed ancheggiavano stupidamente, dalla smania di “far più tardi” dell’anno prima, al freddo ai piedi per colpa di quelle scarpine di vernice a decoltè… insomma una serie di elementi per dire a me stessa “mai più peccati al mondo”..e così è stato…ma pur con quel senso di melanconia che inesorabilmente si accentua durante le feste, per quel misto di ansia ed aspettativa che s’impadronisce della mente cercando faticosamente di scacciare un fondato pessimismo…gli auguri non possono mancare… ai lettori di Rimini Sparita, a tutti quelli che hanno buona memoria non per rimpiangere il passato ma per capire come e perché siamo quelli che siamo..

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