“Li fèva na vita…”

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Pubblicato la prima volta il 10 Agosto 2018 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “”Li fèva na vita…””

Così commenta ancora la Elsa rammentando le portolotte, le donne del Porto di Rimini, le donne che in ogni porto aspettavano il rientro dei mariti di ritorno dalla pesca. Lo sguardo, all’alba o al tramonto, fisso al punto dove il mare si confondeva col cielo, pronte a cogliere il rosso delle lanterne che spuntavano al calare o perdurare delle tenebre. “A gli avéva tót’al mèni arvinèdi, scurghèdi fòrza ad cunzè garagól e lumaghìn sal tnaj… perché isè i custèva ad pió… al dèdi si crȇt.. clì stèva sèmpra a bagn tl’aqua giàza..a tren’an lì dimustrèva sènta…”.

Donne coperte più che vestite, bellezze giovanili nascoste da abiti scuri e senza forme, capelli raccolti sotto austeri fazzoletti, solidali le une con le altre, con messaggi affidati agli sguardi, mezzi sorrisi e cenni lievi fatti col capo, comunque chiuse nella propria solitudine. Donne che alla cura della casa, dei figli, alla vendita del pesce, univano l’ansia, spesso l’angoscia, per la sorte dei mariti in mare per giorni e giorni. Ed era quella che le portava lì richiamate dal rumore sinistro del mare.

Un mare generoso che dava sostentamento alla famiglia, un mare che esigeva rispetto, un mare che non perdonava errori e, troppe volte, risucchiava le barche, altre si prendeva in cambio la vita di quegli uomini con la barba incolta, la pelle rosolata dal sole del giorno e solcata dalla salsedine, i vestiti perennemente inzuppati, “i scarfaròt ti pìd bagnèd frèid..” e quell’odore di pesce che chiudeva tutti i pori. Uomini prudenti che evitano “di uscire” in mare quando faceva la voce grossa, uomini che sfidavano la sorte quando il bisogno superava la paura.. cercando di rispettare almeno una regola ferrea: in mare non si va da soli… Uomini taciturni perché sulla barca non si fanno chiacchiere, ognuno col suo compito, la mente attenta al cambio dei venti, la speranza volta alla calata, ad una pesca abbondante che avrebbe fatto una buona resa al mercato del pesce ed una buona riuscita sulla tavola di casa: brudèt, rustida, frittura…. “ e una pèrta per e’ marinèr..”.Di notte in mare di giorno a riposare, in un silenzio che il resto della famiglia cercava di rispettare..un’inversione del tempo, un’anomalia nei ritmi della giornata.

Oggi le barche sono dotate di strumenti di precisione e maggiore sicurezza, in molti casi anche di comfort… ma “scambiare” il giorno con la notte quello rimane un passaggio pressoché inevitabile:”aj créd ch’i né vò fè pió nisùn..” diceva l’Elsa.

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